Quota 101: una delle realtà più interessanti dei Colli Euganei
Ci sono cantine che visiti e dopo qualche ora hai già dimenticato. E poi ce ne sono altre che, per un motivo o per l’altro, ti rimangono in testa. Quota 101 per me appartiene decisamente alla seconda categoria.
Dopo la visita e la degustazione, mi sento di dire una cosa abbastanza chiaramente: oggi la considero una delle realtà più promettenti dei Colli Euganei. Non solo per la qualità dei vini, ma per il modo in cui viene interpretato il territorio e per una filosofia produttiva che riesce a mettere insieme spessore, complessità e, cosa tutt’altro che scontata, grande bevibilità.
Una cantina moderna, senza perdere il legame con il territorio
Quota 101 mi ha colpito anche per il modo in cui è stata pensata la cantina. L’architettura non è un semplice esercizio estetico, ma è stata progettata con attenzione all’impatto ambientale e all’inserimento nel contesto.
È un approccio che trovo interessante perché racconta bene la direzione presa dall’azienda: moderna, contemporanea, attenta alla sostenibilità, ma senza trasformare questi concetti in uno slogan.
La visita è stata piacevole e soprattutto completa. Abbiamo avuto modo di conoscere la realtà produttiva, capire meglio il progetto e arrivare poi alla parte che, personalmente, considero sempre il momento più importante: il bicchiere.
Vini di spessore, ma mai pesanti
La degustazione ci ha permesso di assaggiare praticamente tutta la gamma e proprio qui, secondo me, è arrivata la conferma più interessante.
I vini di Quota 101 hanno spessore e complessità, ma non cercano di impressionare semplicemente attraverso la concentrazione. Anzi, una delle caratteristiche che ho apprezzato maggiormente è la loro capacità di rimanere bevibili.
È un equilibrio non così facile da trovare: vini importanti, con struttura e personalità, ma che non diventano mai stanchi o eccessivamente costruiti. Il bicchiere invita a bere e, allo stesso tempo, lascia qualcosa su cui ragionare. Ed è proprio questo, secondo me, uno dei punti di forza di Quota 101: modernità senza banalizzazione. Una gamma ampia e interessante, capace di muoversi su interpretazioni diverse dei Colli Euganei mantenendo una precisa identità.
Ortone, Quota Rosè e Passito: i vini che mi hanno conquistato
Tra i tanti assaggi fatti durante la degustazione, ce ne sono tre che mi sono rimasti particolarmente impressi.
Ortone è sicuramente uno di quelli che più mi ha incuriosito. Ha quella combinazione di materia, complessità e dinamica che rende il vino interessante anche dopo il primo sorso. È uno di quei bicchieri che non si limitano a essere piacevoli: ti fanno venire voglia di tornarci sopra.
Poi c’è il Quota Rosè Metodo Classico, che mi ha convinto per eleganza e precisione. Un rosé che non vive soltanto sulla componente estetica o sulla facilità di beva, ma ha una struttura e una personalità capaci di renderlo molto più interessante di quanto ci si potrebbe aspettare.
E infine il Passito. Qui, lo ammetto, siamo stati letteralmente stregati. È uno di quegli assaggi che arriva magari alla fine della degustazione e riesce comunque a lasciare il segno. Dolcezza, intensità e complessità trovano un equilibrio che rende il vino tutt’altro che stucchevole.
La mia impressione dopo la visita
Quello che mi porto a casa da Quota 101 è soprattutto una certezza: la qualità di questa cantina è innegabile.
Non parlo soltanto del singolo vino riuscito, ma di una gamma nel complesso coerente, interessante e capace di esprimere diverse sfaccettature dei Colli Euganei senza perdere il filo conduttore. Ci sono struttura, complessità e ambizione, ma anche quella bevibilità che rende i vini piacevoli da bere e non soltanto da analizzare.
A questo si aggiunge una cantina moderna, un progetto architettonico attento all’impatto ambientale e una visita che permette di entrare davvero nel mondo di Quota 101.
Per me è una realtà da tenere d’occhio molto seriamente. I Colli Euganei stanno vivendo un momento interessante e Quota 101, a mio avviso, è una delle aziende che meglio rappresentano questa nuova generazione: vini fatti bene, contemporanei, con personalità e soprattutto con una qualità che, bicchiere dopo bicchiere, diventa difficile da mettere in discussione.
I voti alla visita
da 1 a 10


